22 L’Est

L’ Est era caratterizzato da una rigogliosa vegetazione e da ampi laghi salati formatisi dopo il Grande Cataclisma. Corpulento errante dell’Est e fata delle isole attraversarono quelle lande con la massima celerità cavalcando due meravigliosi destrieri, acquistati subito dopo la separazione dai compagni dell’avventura precedente, cavalcarono giorno e notte fino allo stremo, mentre giorno dopo giorno il clima cambiava e la fata cominciava a percepire, man mano che si avvicinava alla costa, odori a lei familiari e a sentire adagiarsi sul suo corpo le particelle di salsedine sparse nell’aria. Si stavano avvicinando alla borgata marinara che diede i natali a corpulento errante. Nella sua mente scorrevano i ricordi di imponenti maestri d’ascia che, con la loro maestria, sagomavano quelle che sarebbero diventate le più veloci e resistenti imbarcazioni dell’epoca. I loro scafi solcavano le onde di quel mare nelle leggendarie disfide remiere che vedevano coinvolte tutte le antiche borgate marinare di quella costa. Muscoli allenati di valorosi vogatori muovevano a ritmo sostenuto i lunghi remi a pala curva, opponendoli alla resistenza della superficie inquieta del mare, cercando la vittoria. Contendendosi in maniera cavalleresca il trofeo più ambito e più sofferto nel palio più importante di quel fantastico mondo.
I due erranti avevano deciso di partire per un lungo viaggio imbarcandosi in una nave a vela, con partenza dal borgo che aveva dato i natali a corpulento errante. Volevano lasciare il regno statico della terra ferma per inoltrarsi nel movimentato regno acquatico, alla ricerca di chiarezza e illuminazione che, secondo il parere della fata delle isole, potevano avere solamente raggiungendo l’Isola Sottile delle Immagini Sospese nel regno di Nessundove. Erano assolutamente convinti che il porticciolo della borgata natia era l’ideale partenza per un simile viaggio.
Giunsero a destinazione il giorno dell’equinozio di primavera, quando il giorno é in perfetto equilibrio con la notte e ha inizio il tempo della luce e della rinascita, il giorno in cui la terra viene fecondata dal sole e si dà il via ad un nuovo processo vitale. Senza alcuna esitazione presero la strada che conduce al molo, dove ad attenderli vi erano le più belle imbarcazioni che avessero potuto immaginare, tutte quante rifinite a festa per la celebrazione del Nuovo Anno. Una moltitudine di marinai con i loro comandanti erano intenti a dar fondo alle botti, ormai quasi vuote, di idromele e cervogia. Fata delle isole fu la prima dei due pellegrini a mettere piede sul ponte della “Ali d’Argento”, una stupenda nave a vela denominata cocca, di lunghezza pari a ventiquattro metri umani con un singolo albero a vela quadra di grandi dimensioni. Sul castello di prua, erano seduti alcuni marinai intenti a parlare con il loro comandante, che appena scorse i due, smise di parlare e andò a loro incontro con aria interlocutoria.
Partirono all’alba del settimo giorno dopo il loro primo incontro, salutati da una brezza tesa creatrice di grandi e schiumose ondine che frangendosi sulla chiglia della nave in movimento, facevano presagire una benevola sorte per gli esiti di quel viaggio. L’aria era permeata da quel tipo di euforia che accompagna sempre l’inizio di una nuova avventura, mentre la nave, navigando con la prua rivolta verso Est, procedeva sicura verso nuovi lidi sui quali approdare. Oltre a corpulento errante e la fata delle isole era presente sul ponte della nave l’equipaggio al completo formato dal comandante, da nano nostromo, da un elfo silvano come medico di bordo, da una dozzina di esperti marinai umani e da due giovani mozzi, arruolati nell’impresa per svolgere le funzioni di pulizia, lavaggio e messa in ordine della Ali d’Argento.
Molte volte la terra aveva completato e ripreso la sua orbita attorno al sole, percorrendo quella perenne traiettoria ellittica nel suo meraviglioso viaggio attorno al suo generatore di vita, da quando la persona di corpulento era stata colpita dalle dolci vibrazioni del rollio provocato dal moto ondoso. Rifioriva miglio dopo miglio fata delle isole, il suo organismo percepiva quelle oscillazioni come ritmo vitale che andava all’unisono con le vibrazioni delle sue cellule corporee, creando quello stato di benessere unico nel suo genere, tanto invidiato dagli altri popoli di quel pianeta.
Tutto era coerente, tutto era in equilibrio, l’universo respirava con loro, quale benedizione migliore potevano avere per quel nuovo viaggio!!! Energie sottili si unirono creando un fantastico arcobaleno che colorò quel tratto di cielo.
L’ equipaggio rimase talmente colpito da questi avvenimenti che per molti anni, davanti a traboccanti boccali di cervogia fresca nelle bettole dei porti, ne parlarono, ogni volta con rinnovato stupore, ai più incalliti marinai della regione, creando la leggenda dei due naviganti nel regno di Nessundove.

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