20 Il Nord

Le luci del variopinto villaggio, adagiato sulla riva del grande Mare del Nord. Si stavano accendendo, quando alto elfo e fata delle sorgenti cristalline entrarono con passo deciso all’interno delle sue tortuose stradine.
Erano alla ricerca di un posto in cui poter riposare, stanchi ma felici di aver raggiunto finalmente la meta prefissata qualche giorno prima. Da troppo tempo il corpo della fata non veniva rigenerato dall’energia di un’onda marina. Questo tipo di energia aveva la particolarità di raggiungere i piani più sottili della sua anima, come se le cellule del suo corpo assorbissero la forza vitale contenuta dalle molecole dell’acqua marina in un trionfo di vibrazioni celestiali.
I passi esperti dei due pellegrini si inoltrarono per le stradine del villaggio di mare, ricche di edifici colorati, realizzati in legno grezzo su fondamenta di  pietra lavica, mentre una composta folla di abitanti, in larga maggioranza pescatori, intralciava la loro ricerca. Finalmente scorsero un’insegna di una locanda. Si avvicinarono, mentre la gioia saliva ad ogni passo pensando al meritato riposo.
Accanto all’ ingresso della locanda stava un ragazzo, inginocchiato su un panno lacero e sporco, che chiedeva l’elemosina. Fata delle sorgenti fece cadere accanto al poverino una moneta d’argento. Lo sguardo riconoscente del ragazzo incontrò quello compassionevole della fata, mentre le due delicate mani del ragazzo si affrettarono a creare una specie di torta di fango che raccolse accanto a sé, pochi istanti dopo le mani della fata reggevano il dono del mendicante. Un profondo sorriso accompagnò l’entrata dei due nell’ affollata locanda. Odori acri di cibo e bevande misti al fumo penetrante di variegate pipe accolsero alto elfo e fata delle sorgenti. Si sedettero ordinando la cena e prenotando una camera dove poter riposare quella notte nel tanto agognato letto. Poco dopo arrivarono le bevande e due piatti ricolmi di ogni bene. Alto elfo, soddisfatto di poter gustare quel meraviglioso cibo, mise in bocca il primo boccone, ma non riuscì a masticarlo del tutto, perché emise un poderoso urlo, sputandolo nel suo piatto. I suoi occhi acuti avevano riconosciuto il viso dell’ospite di fronte a lui. Tutto ad un tratto calò il silenzio all’interno della locanda, fata si voltò di scatto impugnando il coltello appena preso dalla tavola, ma non riuscì a far vibrare le sue corde vocali rimanendo muta e sbalordita. Di fronte a loro uno stupefatto piccolo elfo che trasalì spruzzando intorno a sé la bevanda che stava sorseggiando.

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    Geralyn

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